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Lo spettacolo è stato replicato venerdì 12 giugno 2009 alle ore 21,00 sul palco delle Idi Adrianensi a Villa Adriana, grazie alla collaborazione dell'Associazione "Villa Adriana nostra".
Nell’ambito del Progetto Scuola Teatro-Beni Culturali, giunto alla ottava edizione, con il patrocinio del Comune di Tivoli e con la collaborazione delle Terme di Roma, quest’anno il Liceo Classico “Amedeo di Savoia”, dopo “Le donne al Parlamento” di Aristofane, messo in scena a febbraio nel Teatrino Comunale, ha allargato ancora di più i suoi orizzonti rappresentando appunto nelle Terme Acque Albule “Le metamorfosi o L’asino d’oro” di Apuleio nel magnifico spazio coperto dello stabilimento termale sabato 30 maggio 2009. Da otto anni rappresentazioni della drammaturgia o della commedia antica vengono puntualmente presentate alla cittadinanza e dopo le ormai storiche rappresentazioni nel Teatro del Santuario di Ercole Vincitore (ora in restauro), dove per la prima volta, dopo duemila anni, risuonarono le voci di attori sul palcoscenico in onore del dio Ercole e dopo le recenti rappresentazioni nello scenario incomparabile del Pecile di Villa Adriana, quest’anno si è scelto lo stabilimento termale per ribadire proprio il legame che Tivoli deve avere con una della sue borgate più storicamente illustri, sede di quello stabilimento, che deve essere il vanto della nostra città, per le proprietà dell’acqua, conosciute e vantate fin dai tempi più remoti. Infatti non solo dall’epoca romana gli storici e trattatisti elogiarono le proprietà terapeutiche dell’acqua albula, ma già fin dall’età del bronzo i nostri antenati utilizzavano le proprietà curative delle acque persino sugli animali, come testimoniato in un recente studio di Zaccaria Mari e Maria Sperandio dove si parla della zona del Lago delle Colonnelle come stazione di transumanza atta a far disinfestare le greggi dai parassiti sia a guarirle da epidemie epizootiche o altre malattie specifiche. Tra le altre testimonianze antiche ci piace riportare quella poco conosciuta del geografo Pausania del II secolo che dice: “Τοῦτο μὲν δὴ μελαίνεται, Ῥωμαίοις δὲ ὑπὲρ τὴν πόλιν, διαβάντων τὸν Ἄνιον ὀνομαζόμενον ποταμόν, ὕδωρ λευκόν ἐστιν· ἀνδρὶ δὲ ἐσβάντι ἐς αὐτὸ τὸ μὲν παραυτίκα ψυχρόν τε πρόσεισι καὶ ἐμποιεῖ φρίκην, ἐπισχόντι δὲ ὀλίγον ἅτε φάρμακον θερμαίνει τὸ πυρωδέστατον” “I Romani invece hanno un’acqua bianca, al di là della [propria] città, oltre il fiume chiamato Aniene; quando un uomo vi entra, dapprima arriva fredda e provoca un brivido, ma, se vi si rimane un po’ di tempo, riscalda come il più infuocato dei farmaci”. L’effetto decritto dal geografo greco è proprio quello, sintetico e preciso, che si prova entrando nelle piscine delle Terme, anche se in misura minore rispetto una volta, effetto che naturalmente viene ampliato dal sole estivo, altro toccasana per il corpo, dopo il letargo invernale. Le Terme, che rappresentano sempre una ricchezza ed un patrimonio per la nostra città, perciò in prima fila anche nell’ospitare manifestazioni culturali e l’argomento si prestava pienamente visto l’amore, anzi proprio la sfrenata passione, che gli antichi romani avevano per i bagni nelle terme, tanto da costruirne negli angoli più remoti dell’Impero! Ritornando alla rappresentazione, occorre elogiare innanzitutto la regista Giusi Martinelli, che ha saputo ridurre e mettere in scena, lasciando tutta la trama e le varie vicissitudini l’unico romanzo latino che ci sia pervenuto “Le trasformazioni”, a cui già fin dal quarto secolo fu dato il titolo “L’asino d’oro”. La regista ha dovuto lavorare su di un’opera con centri d’interesse artistico vari e perfino contrastanti, con differenti nuclei che concorrono a creare un fantasmagorico romanzo d’avventure e di costumi, che, simile in ciò ai romanzi picareschi spagnoli del Cinque e Seicento, passa in rivista i diversi strati della società del tempo. L’umile contadino, il grande proprietario, il brigante, il soldato, il magistrato, la dama nobile e ricca, lo schiavo, il medico, l’indovino, il prete ciurmatore, il sacerdote di Iside, con tutto un caleidoscopio di personaggi, l’uno diverso dall’altro, ma tutti con la patina della mentalità e dei costumi dell’epoca. Anche il linguaggio ha tenuto presente l’attenta regista, perché nelle “Trasformazioni” ogni personaggio parla la sua lingua e si esprime in un modo a lui particolare, e vive in una sua atmosfera: il fedele che si rivolge a Iside è ben diverso nella sua preghiera dal prete ciurmatore della dea siriaca, l’ingenua Psiche si contrappone alle sue furbe ed invidiose sorelle, i briganti e la loro corporazione con i loro racconti e minacce di violenze sono al polo opposto del linguaggio sereno ed aulico degli dei che reggono le sorti del mondo. Il carattere del protagonista Lucio permane però a dare unitarietà al romanzo, attraverso le trasformazioni cui è soggetto il suo involucro corporeo. Lucio è prima giovane avventuroso e avido di piacere e d’ignote sensazioni, poi asino che conserva però intelligenza umana e attivamente partecipa alle avventure cui si trova mischiato, infine di nuovo uomo, ma guarito per sempre dalle tenebre del peccato e dell’errore, mediante la grazia divina della dea Iside. Proprio questa redenzione ed il fatto che nei libri IV, V e VI sia contenuta la famosa favola di Amore e Psiche in cui si è ravvisata, anche dai monaci amanuensi, la storia simbolica dell’anima umana redenta dall’amore divino, contribuì a salvare quest’unico romanzo dalla “censura” medievale. Proprio le varie vicende hanno dato spazio anche alla bravura e alla fantasia della coreografa Laura Transulti, che ha reso efficacemente aspetti difficili con il bagno alle terme, l’approccio erotico di Lucio e Fotide, le varie danze illustrative degli episodi più movimentati, la maestosità del vento Zefiro e la sua insofferenza ad ubbidire a Psiche, ed altri particolari che tutti gli spettatori hanno applaudito calorosamente. Ma fondamentali rimangono gli interpreti, tutti da elogiare, la maggior parte delle classi ginnasiali, alcuni dei quali recitanti per la prima volta: Giulia Calderoni (Zefiro), Aldo Caruso, Matteo D’Ambrosio( Zeus e un sacerdote), Mirko De Martini, Alice De Prizio (Psiche), Marco Di Vincenzo (Lucio, seconda parte), Desirèe Durastante, Annalisa Fabbi (Venere), Cristina Lanzo, Romina Menegon, Madalina Nistorescu, Erica Onorati, Consuelo Panichi, Antonio Paparella (Lucio, prima parte), Marta Piva, Francesca Prassede, Claudio Proietti (Amore), Marianna Proietti, Anna Lisa Puggi, Edoardo Recchia, Valeria Rodorigo, Valeria Roggi (Fotide), Edoardo Tozzi (Pan e brigante), Marianna Vicari. Naturalmente un meritato ringraziamento, anzi una vera e propria ovazione al termine della rappresentazione per la prof.ssa Loretta Pellegrini che da otto anni, operatrice instancabile del Progetto Teatro, riesce non solo nel difficile compito organizzativo ma sa far superare i vari ostacoli, anche di ordine psicologico, che spesso incalzano i giovani attori. Lo spettacolo è stato replicato poi il 12 giugno sull’apposito palco delle Idi adrianensi (essendo proprio di tematica romana) per la popolazione di Villa Adriana, grazie al patrocinio dell’associazione “Villa Adriana nostra”.
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